La street art a Napoli e in periferia

Maggio dei Monumenti 2020 volge al termine e intendiamo chiudere il nostro evento virtuale con il personaggio con cui è iniziato: Jorit, l’artista scelto dall’assessorato alla cultura di Napoli per realizzare in estemporanea a Milano il volto di Giordano Bruno. Oggi vi parliamo della street art della Napoli di periferia secondo la visione del suo esponente più importate.

Jorit Agoch

Niccolò e Maradona Jorit

Niccolò e Maradona, S. Giovanni a Teduccio

Nato e cresciuto nella periferia napoletana, Ciro Cerullo, in arte Jorit Agoch è l’artista delle periferie, di quei luoghi posti al margine di una società che troppo spesso li dimentica.

Padre napoletano e madre olandese, studia e si forma a Napoli nell’Accademia di Belle Arti, ma la sua scuola è la strada. Alle tele preferisce i muri, ai pennelli lo spray. Inizialmente “scrive” così come tutti quei writers di strada che a volto coperto violano muri dimenticati o vagoni di treni parcheggiati in un deposito.  Pian piano quelle scritte lasciano il posto ai volti e Jorit trova il suo inconfondibile stile: street art connotata da un estremo realismo supportato da un forte messaggio sociale.

I volti di Jorit della street art a Napoli

Volti dalle grandi dimensioni che dominano facciate cieche di palazzi di periferia. Volti di personaggi scelti non a caso, che hanno avuto il coraggio di ribellarsi e combattere per propri diritti e per quelli di tutti. O ancora simboli del riscatto partenopeo, come lo sono stati gli eroi locali, come Maradona, Troisi o Eduardo de Filippo.

Eduardo de Filippo Jorit

Eduardo de Filippo, Teatro S. Ferdinando, Napoli

I suoi soggetti mostrano tutti lo stesso dettaglio: strisce rosse dipinte sulle guance. Sono segni che alludono a rituali tribali, come quello della scarnificazione col quale l’artista è entrato in contatto durante diversi viaggi in Africa. Il rito assume significati diversi a seconda delle tribù in cui veniva praticato: talvolta con scopi religiosi o onorifici, altre volte inteso come rito di passaggio dell’individuo all’età adulta. Di fondo resta la valenza identificativa, di appartenenza ad una data etnia o gruppo. Per Jorit quei segni simboleggiano l’appartenenza ad una tribù dal senso più ampio, quella umana: Human tribe. Quei tagli che Jorit dipinge alludono al concetto di fratellanza ed uguaglianza.

Un messaggio sociale

Il suo primo riconoscimento ufficiale arriva nel 2015 quando l’artista viene coinvolto nell’ambito di un progetto di inclusione sociale promosso dall’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali del dipartimento delle Pari opportunità della presidenza del Consiglio dei ministri. Supportato dall’Anci dal Comune di Napoli e da Inward, osservatorio sulla creatività urbana, prende vita la cosiddetta “Ragazzina di Ponticelli”. Il vero nome dell’opera è  “Ael, tutt egual song e criatur” e quel volto in realtà non esiste. È di pura fantasia, ma Jorit riesce a sintetizzare in quello sguardo quanto più di napoletano c’è in una qualsiasi scugnizza. Ael è una ragazzina rom che non è poi tanto diversa dalle ragazzine napoletane, soprattutto di certe periferie. Poco distante dal murales c’è uno dei tanti campi rom della zona, alcuni dei quali hanno subito anche degli attacchi razzisti.

Ael diventa il simbolo dell’inclusione, della tolleranza e dell’abbattimento dei pregiudizi. Intorno al suo volto ci sono dei libri, simbolo della scuola che molti di questi bambini desiderano. Bambini che non sono poi così diversi da quegli scugnizzi di periferia, le cui possibilità spesso si annullano con l’emarginazione.

La street art a Napoli per spronare il riscatto sociale

Jorit è un ragazzo di periferia, di Quarto per l’esattezza, ed è lì che vuole agire. I suoi volti si stagliano per metri e metri davanti agli occhi di quei ragazzi di periferia a cui dovranno fare da monito. In diverse interviste l’artista ha sottolineato che la sua intenzione non è quella di riqualificare la zona attraverso la street art, ma è quella di spronare chi ci vive a reagire.

Credo molto nei murales, sia come forma espressiva per chi li fa che per chi li guarda, perché è l’arte accessibile a tutti” dirà in un’intervista, sottolineando un altro aspetto importante della Street art di Napoli. L’arte è di tutti, pertanto esce dai musei e dalle collezioni di pochi eletti per divenire patrimonio comune. La street art a Napoli diventa così portatrice di un messaggio sociale.

San Gennaro Jorit

San Gennaro, quartiere Forcella, Napoli

Esistono, poi, periferie in pieno centro come nel caso di Forcella. È qui che Jorit realizza S. Gennaro, simbolo del riscatto di un quartiere troppo spesso associato al disagio. Molti sono i turisti ed i curiosi che vi fanno tappa durante le visite guidate a Napoli.

Ma Jorit non lavora solo a Napoli e dintorni: il mondo è pieno delle sue opere. Da Trinidad (Cuba) a San Francisco, dall’Argentina alla Cina passando per Cile, Bolivia, Russia e Palestina. Tutto il mondo unito da un unico grande ideale di uguaglianza e abbattimento del pregiudizio.

Per parlare di Jorit in maniera esaustiva è doverosa una visita guidata a Napoli e dintorni. Intanto, per saperne di più seguici su Facebook e Instagram.