I gladiatori, 5 cose che non sai.

I gladiatori, chi erano realmente? C’è chi pensa siano stati come delle super star, chi dice che erano schiavi e chi li considera come atleti. Questo articolo vi svelerà alcune curiosità sulla vita di questi uomini ai quali di sicuro non è mancato il coraggio.

Origine dei giochi dei gladiatori

Nei film siamo abituati a vedere che i munera gladiatoria, o giochi gladiatori, erano spettacoli pubblici organizzati per intrattenere la plebe, ma in pochi sanno che in origine a Roma i primi combattimenti sangiunari tra prigionieri  si svolsero durante i funerali di personaggi noti. Ben presto i politici capirono che tutti amavano tali lotte e per accattivarsi il popolo iniziarono ad organizzare veri e propri spettacoli con uomini costretti a combattere fino alla morte per puro divertimento degli spettatori.

Schiavi, sex symbol o atleti?

I gladiatori in genere erano uomini catturati come schiavi, fatti prigionieri,  venduti al mercato e portati in scuole di addestramento. L’allenamento era molto pesante, durava diversi mesi. I gladiatori finché erano in vita, godevano delle migliori cure poiché erano considerati merce preziosa.  Alla fine del combattimento i vincitori dello show erano considerati delle celebrità e tante donne aristocratiche desideravano trascorrere una notte d’amore con loro. Ciò che rendeva tali uomini irresistibili non era il loro aspetto fisico, ma la loro forza. A differenza di ciò che Hollywood ci fa immaginare, i gladiatori non avevano un fisico scolpito, tutt’altro, infatti il grasso serviva per proteggere gli organi dalle ferite.

Che tipo di gladiatore sei?

Scissores, Oplomachi, Murmillones, Secutores, Provocatores, Thraeces, Retiarii, non sono nomi di super eroi dei cartoni animati, ma le differenti categorie dei gladiatori. Gli abbinamenti tra le classi erano stabiliti in modo da bilanciare le loro abilità e rendere avvincente la sfida. Uno dei combattimenti più attesi era quello tra Retiario e Murmillones. Il primo aveva come equipaggiamento una rete, un tridente ed una spada corta. L’unica protezione consisteva in una manica metallica al braccio sinistro ed una placca per proteggere la gola.  Il murmillone, al contrario, aveva come difesa un elmo, uno scudo, un gambale ed una manica metallica e come arma di offesa un gladio. Il retiario era all’apparenza lo sfavorito, ma aveva un asso nella manica: era l’unico con possibilità di ritirarsi e l’assenza dell’armatura lo rendeva molto più agile; la sua abilità consisteva nel far stancare l’avversario ed al momento opportuno catturarlo con la rete.

Un finale a sorpresa

L’obbiettivo per un bravo gladiatore era assicurare un buono spettacolo che non sempre finiva con la morte. Quando uno dei due lottatori era a terra sconfitto poteva chiedere la grazia alzando due dita. Se la grazia non era concessa il miglior modo per morire era ricevere un taglio alla gola. In alcuni casi il colpo di grazia era dato da Caronte un uomo mascherato che poneva fine alle sofferenze del gladiatore a colpi di martello.

Pompei ed i gladiatori

A Pompei è stato ritrovato un affresco in perfette condizioni dove si vede la fine di un combattimento tra due gladiatori. L’opera ritrovata di recente nella Regio V, è un immagine ricca di dettagli in grado di far percepire la violenza degli scontri. A sinistra si vede il Murmillone con lo scudo in alto e sulla destra il Trace sconfitto con evidenti ferite sanguinanti sul corpo. Nell’antica città vesuviana le caserme gladiatorie dovevano essere 13. Ancora oggi durante una visita guidata a Pompei potete passare per via Nola dove ve ne era una o vedere il quadriportico dei teatri trasformato, dopo il terremoto del 62, per ospitare i gladiatori. Per i più attenti, poi, ci sono innumerevoli graffiti con nomi, promesse, disegni e tanti altri piccoli dettagli ancora impressi sulle pareti della città.